I mille e uno stili della scrittura

Scrivere richiede sì ispirazione, creatività e talento ma anche studio. Per raccontare la tua storia devi fare una scelta a monte del tuo lavoro: che stile userò? I mille e uno stili di scrittura presentano ciascuno i propri vantaggi e le proprie difficoltà e in questo articolo troverai alcune informazioni per conoscerli e consigli per arricchire il tuo stile di scrittura!

 

Una delle difficoltà più grandi di iniziare a scrivere è trovare il modo più adatto per esprimere ciò che hai da dire.

Attraverso i miei occhi: la prima persona

Quando vuoi parlare di un’esperienza o di una storia personale, oppure vuoi raccontare una vicenda in cui il lettore si identifichi con il protagonista, allora la prima persona è praticamente d’obbligo.

Grazie a questo semplice accorgimento, a chi legge sembrerà di trovarsi dentro le righe del testo, accanto a te nelle tue vicende autobiografiche o nei panni del protagonista della tua storia. L’uso della prima persona abbatte le distanze e le barriere tra l’io narrante e l’io leggente, favorendo l’immersione nella storia e una maggiore empatia con i personaggi e gli eventi che la compongono.

I benefici della scrittura in prima persona sono molti: in primo luogo il lettore impara a mettere da parte la sua identità e la sua storia per calarsi nei panni di un’altra persona, favorendo lo sviluppo di punti di vista diversi dal proprio; coltiva inoltre l’uso dell’empatia, entrando in contatto con le emozioni di chi scrive e comprendendo in pieno le ragioni dietro le sue azioni e i suoi giudizi. Infine, confrontando la sensibilità dell’io narrante con la propria, il lettore può scoprire qualcosa di nuovo su di sé o definire con maggior precisione la propria personalità. Il confronto con un altro punto di vista, che si vuole far passare come il proprio dicendo “io”, è estremamente fruttuoso anche per la vita al di fuori del libro.

In ragione dell’altissimo grado di immersività, la prima persona è molto indicata per romanzi e racconti con un taglio introspettivo e psicologico, per storie di vita vissuta e thriller trascinanti. Il genere per eccellenza è l’autobiografia, dove chi parla è per forza di cose un “io” che ripercorre la sua storia personale, come se la raccontasse a un caro amico o la affidasse alle pagine private di un diario.

Parlare a tu per tu: il dialogo

Quando, tra le pagine di un libro, si muovono e agiscono dei personaggi, bisogna fare i conti con le loro interazioni e, soprattutto, con i dialoghi che li vedono protagonisti. Per quanto possano sembrare secondari rispetto alla componente di azione in una storia, anche i dialoghi sono portatori di significato narrativo e costituiscono, il più delle volte, il canale principale attraverso cui i personaggi possono mostrare qualcosa di sé, delle loro passioni, delle loro paure, delle motivazioni che li spingono.

Nel momento in cui immagini e scrivi un dialogo, fai attenzione alle sbrodolature: è facile lasciarsi andare a degli sproloqui di decine di pagine, semplicemente perché non sembra mai il momento giusto per chiudere la conversazione e far andare avanti l’azione. Ancora, un dialogo di due battute, asciugato all’ennesima potenza, potrebbe non rispettare la verosimiglianza con un dialogo reale: quante incertezze, sovrapposizioni, reticenze incontriamo nel parlato, che nello scritto (perché è un altro mezzo di comunicazione, con le sue proprie regole) non utilizziamo!

Quando imposti un dialogo, domandati sempre due cose: io parlerei mai così? Leggerei un libro scritto in questo modo?

Una buona strategia è inserire delle piccole azioni tra le battute dei personaggi, come se si trattasse di una sequenza cinematografica: i lettori ‘sentono’ i personaggi parlare tra loro, e allo stesso tempo ‘vedono’ quello che fanno, interagendo con l’ambiente in cui si trovano e gli oggetti che hanno sotto mano. Questo renderà più realistici e insieme più dinamici i passaggi delle tue storie, alleggerendo la lettura e favorendo l’empatia con i personaggi di finzione.

I generi in cui il dialogo ricorre più spesso sono, naturalmente, i vari rami della narrativa finzionale (giallo, horror, fantasy, sci-fi, distopia, romanzo rosa, romanzo storico), la biografia e l’autobiografia. Se invece vuoi tagliare completamente le parti narrative e lasciare spazio al solo dialogo, allora puoi indirizzarti verso il testo teatrale (come Harry Potter e la maledizione dell’erede, dove le righe non dialogiche si limitano alle indicazioni di regia) oppure verso il dialogo filosofico (come le opere di Platone) o mitologico (i Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese).

Anche in questi casi, ricordati di dare alla conversazione un ritmo fluente, che non si areni o proceda a singhiozzo: l’importante è che l’occhio del lettore segua volentieri la lettura, rimbalzando da una voce all’altra in maniera naturale, come se facesse da spettatore a una conversazione reale.

Riferire gli eventi

Siamo disposti a scommettere che la maggior parte dei libri che hai letto era scritta in terza persona. Rispetto a una narrazione dove il punto di vista si identifica con un “io”, la terza persona fa un passettino indietro in termini di identificazione e immersione nei panni di un personaggio in particolare (il protagonista), ma consente di allargare il campo visivo e incontrare le prospettive di molti altri personaggi.

Scrivere un racconto in terza persona significa dare spazio a un’introspezione che riguarda tutti i personaggi sulla scena, valorizzando le motivazioni che li spingono e favorendo il moltiplicarsi e il complicarsi dei punti di vista, a favore di una maggiore ricchezza narrativa. Se il lettore indaga l’interiorità di più personaggi, dal tuo protagonista all’antagonista, allora si troverà a tifare per l’uno o per l’altro, oppure sia per l’uno sia per l’altro, ma comunque si troverà davanti a un conflitto emozionale che lo porterà a restare col fiato sospeso per la sorte di entrambi, fino alla conclusione della storia.

Un esempio di questa dualità di punti di vista sopra gli stessi eventi è L’Alba Bianca, di Paolo Vas, dove la fuga di un criminale è descritta attraverso gli occhi dello stesso e quelli dei carabinieri che lo braccano, offrendo due visioni differenti e complementari della stessa vicenda.

Quando si raccontano dei fatti, inventati o meno, è molto importante mantenere uno stile che catturi l’attenzione del lettore e lo spinga a proseguire la lettura con gusto, suscitando in lui aspettative e curiosità che possono, all’occorrenza, venire disattese. Una narrazione deve essere appassionante, non un’asettica descrizione di fatti: prova a inserire ogni tanto il pensiero di un personaggio, le sensazioni che un certo luogo gli suscita, giocando con le sue emozioni e ciò che vive all’esterno di lui.

Questa oscillazione tra dentro e fuori il personaggio va bilanciata per bene, naturalmente, in modo da non mandare in confusione il lettore con una giostra che passa di continuo da soggettività a descrizione. Il tuo obiettivo primario è la chiarezza: se hai in mente una trama ben articolata, prima di gettarla sul foglio bianco costruiscila sapientemente, passo dopo passo, per non bombardare il tuo lettore con un flusso troppo grande di informazioni. La lettura (e, di conseguenza, la scrittura) è un cammino, che si sviluppa col suo tempo e col suo ritmo, privilegiando la comprensione e il godimento della storia.

Infine, non avere paura di specificare chi è che parla o compie un’azione: è sempre meglio aggiungere un nome o un pronome in più, piuttosto che creare ambiguità e far chiedere al lettore: “Ma chi è che parla qui?”.

Discorso diretto o riportato?

Ricollegandoci ai consigli sul dialogo, non possiamo trascurare il discorso diretto e quello indiretto. Quali sono le occasioni migliori per usare l’uno e l’altro?

Non c’è una risposta univoca: molto si gioca in base al tuo gusto personale. Sicuramente il discorso diretto porta a un maggior coinvolgimento del lettore nella vicenda, catapultandolo in un acceso diverbio oppure facendolo assistere a un pacato scambio di battute o a una timida dichiarazione d’amore, costruita lungo tutto il romanzo.

Il discorso diretto dà voce ai personaggi della storia, andando a caratterizzarli meglio e dotandoli di una propria personale impronta. In un romanzo, quale luogo migliore del dialogo per conferire un particolare accento a un personaggio? O ancora, dotarlo di una spiccata erre moscia farà di lui un individuo un po’ snob e raffinato…

Il discorso indiretto è sicuramente più snello e verosimile, nella vita reale non diresti: “La mamma mi ha detto: ‘Ti voglio bene’”, ma: “La mamma mi ha detto che mi vuole bene”. Usando il discorso indiretto aprirai meno cassetti frasali, andando ad approfondire invece i livelli di subordinazione: “che mi vuole bene” è una frase relativa, che rende le parole della mamma in modo semplice ed efficace.

Fai attenzione a non perderti in una foresta di subordinate, costruendo discorsi indiretti brevi ed efficaci, all’occorrenza mettendo un punto e virgola o un punto fermo e ricominciando con una frase nuova.

Scegli con cura quando usare il discorso diretto e quando l’indiretto. La domanda d’oro è sempre quella: io parlerei così? Esprimerei questo concetto con queste parole?

Giochi narrativi

Per concludere, ti consigliamo alcune piccole chicche che potrai inserire nel tuo libro, nel caso volessi spaziare verso nuove frontiere di scrittura o mettere alla prova le tue capacità di narratore o narratrice.

Due autori che hanno sperimentato molto con la scrittura sono Calvino e Borges: il primo, in Se una notte d’inverno un viaggiatore, utilizza una forma di narrazione assai particolare, rivolgendosi al lettore con un “tu”. L’effetto che si crea è qualcosa di assolutamente straniante, perché tu, lettore, ti senti chiamato in causa personalmente, a volte leggendo le azioni che stai compiendo nella realtà: “Apri il nuovo romanzo di Italo Calvino, ti sistemi sulla poltrona, inizi a leggere, ecc.”.

Borges, dal canto suo, esplora l’atto della scrittura in quanto tale, nel suo processo di selezione di una forma finale e di scarto delle molte varianti di una storia.

Una lettura molto interessante in questo senso è Il giardino dei sentieri che si biforcano, dove questo giardino-labirinto è proprio un romanzo che contiene in sé tutte le proprie possibili varianti, tutti i futuri che ogni evento del racconto può portare con sé. La lettura di questo autore ti ispirerà sicuramente a giocare con quel mondo ricchissimo e stravagante che è la metanarrativa!

Un altro esempio di narrativa dinamica, attiva, è la letteratura ergodica. I libri di questa particolare branca della scrittura presentano al loro interno piccoli enigmi, manoscritti da decifrare, post-it e annotazioni a margine, salti da una pagina ad un’altra, senza necessariamente seguire la successione delle pagine (come nel caso dei libri-game). Un ottimo libro per approcciare questo genere è la Nave di Teseo, una storia che racconta di un manoscritto che racconta di un film che racconta una storia di dubbia attribuzione, in un moltiplicarsi di media e di punti di vista.

 

Speriamo di avere chiarito i tuoi dubbi e di averti dato qualche spunto per il tuo prossimo libro.  

 

La scrittura è il nostro mestiere perciò se hai qualche dubbio o vuoi approfondire le possibilità della storia che vuoi scrivere contattaci per una consulenza, siamo qui per te!