Ghost Writing: una truffa verso il lettore?

Sfatiamo i miti sulla scrittura di un libro con il ghost writing e scopriamo come la società influenza aspettative e pregiudizi sui processi di scrittura e pubblicazione

Cos’è il Ghost Writing

Il termine ghost writing, letteralmente “scrittura fantasma”,  indica l’attività di uno scrittore professionista che scrive testi per conto di un’altra persona, la quale li pubblica sotto il proprio nome. Il ghost writer rimane completamente nell’ombra: nessuna firma, nessuna visibilità pubblica. Al suo posto, il committente diventa l’autore ufficiale dell’opera.

La definizione stessa e le premesse sintetiche di questa attività alimentano ambiguità e pregiudizi che condizionano questa professione. Lo stigma non è tanto per il ghost writer, ma verso l’autore che decide di collaborare con uno scrittore professionista per la stesura dei testi. Questa collaborazione è diffusa da sempre e in ogni società e la sua percezione varia nei diversi contesti sociali. Allora forse scoprendo qualcosa di più riusciremo a superare il pregiudizio che la caratterizza.

Nascita e diffusione del mestiere

Il ghost writing non è un’invenzione moderna legata alla “pigrizia digitale” o al benessere maggiormente diffuso dell’epoca contemporanea. 

Da sempre figure di spicco della società, dello spettacolo e della politica si sono avvalsi di letterati per scrivere saggi e memorie. Ma la diffusione di questo servizio per ogni persona avviene in epoca moderna, quando il mercato editoriale si espande e la domanda di contenuti scritti cresce in modo esponenziale. I grandi autori di consumo (autori di gialli, avventure, romanzi sentimentali) iniziano a collaborare con collaboratori professionisti che fungono tanto da editor quanto da co-scrittori per rispettare i ritmi serrati dell’editoria. Alexandre Dumas (padre), uno degli scrittori più amati e prolifici di tutti i tempi, era spesso coinvolto in chiacchiere, fino a raggiungere la vera e propria polemica, per la sua “maison Dumas”. L’autore de I tre moschettieri e Il conte di Montecristo si avvaleva infatti di numerosi collaboratori, tra cui il più celebre fu Auguste Maquet, per costruire le trame e interi capitoli dei suoi romanzi più famosi. Nonostante questa pratica fosse nota, come possiamo constatare ancora oggi, questa non scalfì minimamente la sua reputazione.

Nel Novecento, con l’affermarsi dell’industria del libro e dei media di massa, il ghost writing diventa un settore commerciale vero e proprio. Le grandi case editrici americane istituiscono dipartimenti dedicati alla produzione seriale di romanzi per ragazzi e romanzi rosa, opere firmate da nomi fittizi ma scritte da squadre di autori anonimi. La serie Nancy Drew e Hardy Boys, amatissime dai giovani lettori americani, erano firmate da pseudonimi dietro i quali scrivevano collettivi di autori, che cambiavano nel corso dei decenni.

Negli anni Settanta e Ottanta, assistiamo al boom delle autobiografie di personaggi famosi come sportivi, politici, attori e imprenditori. Il ghost writing diventa una professione riconosciuta e ben remunerata negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone. 

Come viene percepito il ghost writing in Italia

Nella cultura italiana, profondamente influenzata dall’ideale romantico dell’artista solitario e del genio individuale, affidarsi a qualcuno che supporti il processo di scrittura viene spesso vissuto come una forma di menzogna. Come se l’autore presentasse come sua un’opera che in realtà non gli appartiene. Come se stesse imbrogliando il lettore.

L’autore che commissiona un’opera ha le idee, le esperienze, le competenze, la visione e tutto ciò che rende unico il contenuto del libro. Il ghost writer fornisce la forma, la tecnica, la capacità di tradurre quelle idee in un testo corretto e fruibile.

Se un imprenditore vuole scrivere un libro sulla sua esperienza di business, sa tutto ciò che c’è da sapere sull’argomento. Ha vissuto in prima persona ogni capitolo della sua storia. Ma magari non ha né il tempo né le competenze tecniche per trasformare il suo vissuto in un libro leggibile, strutturato e coinvolgente. Affidarsi a un ghost writer non rende la sua storia meno vera o meno sua: semplicemente decide di affidare a un professionista la stesura formale per creare un libro di valore. 

La differenza nella percezione di questo servizio è dovuta anche al peso e alla visione, un po’ antiquata, della cultura che abbiamo in Italia. La cultura e le arti in generale nel nostro paese sono ancora legate a una visione economica e di classe. Qui la lettura è ancora percepita come un’attività elitaria e in cui il “fare cultura” ha spesso una connotazione di superiorità morale. Scrivere un libro o intraprendere un’attività autoriale è considerato un merito riservato solo a chi ha i mezzi per farlo: culturali, economici e di status sociale.

Il ghost writing all’Estero

Uscire dall’Italia, anche solo concettualmente, e guardare a come il ghost writing è percepito nel resto del mondo ci aiuta a sfatare i pregiudizi del nostro paese.

Negli Stati Uniti, il ghost writing è semplicemente una professione come un’altra. Nessuno si scandalizza se un imprenditore pubblica un libro scritto con l’aiuto di un ghost writer. Nessuno considera disonesto un politico che si affida a un professionista per la stesura dei propri discorsi. Nessuno mette in discussione l’autenticità di una star dello sport che racconta la propria vita in un’autobiografia firmata “con la collaborazione di” un giornalista o scrittore professionista. Il mercato del ghost writing americano è accettato e strutturato. In questo modo anche l’autore che usufruisce di questo servizio è più tutelato. Oltre alle agenzie specializzate, le tariffe sono trasparenti e i contratti chiari. 

La situazione è analoga anche nel mondo anglosassone (Gran Bretagna, Australia, Canada) dove il tipico pragmatismo britannico fa sì che questa collaborazione sia considerata una divisione del lavoro intelligente, a vantaggio dell’autore tanto quanto del lettore, non una truffa. L’importante è che il contenuto sia autentico, che le idee siano davvero del committente e che il risultato finale rappresenti fedelmente la sua voce e la sua visione.

Anche in Francia, ideale patria della letteratura europea, il ghost writing è vissuto con grande naturalezza. I nègres littéraires, come venivano chiamati tradizionalmente (termine oggi desueto e sostituito con il più corretto inglesismo ghost writer) hanno scritto per politici, imprenditori, intellettuali. Molti hanno poi raccontato la propria esperienza in libri e interviste, contribuendo a normalizzare la professione che viene vista come una risorsa a vantaggio di tutti.

Il denominatore comune di questi contesti culturali è una concezione pragmatica e collaborativa della scrittura. Non è stigmatizzato, in generale, affidarsi alle competenze di un professionista esperto per raggiungere l’obiettivo di realizzare un progetto di qualità. 

Nei Paesi in cui il ghost writing è normalizzato, la scrittura viene considerata una competenza tecnica, rilevante e preziosa ma separata dal contenuto che veicola. 

Evoluzione culturale: dalla scrittura come atto solitario alla collaborazione tra professionisti

La cultura della collaborazione professionale, del team building, della divisione del lavoro, del delegare ciò che non si sa fare a chi lo sa fare meglio sta progressivamente erodendo il mito romantico del genio solitario. Questa evoluzione culturale riguarda anche la scrittura.

Nell’era dei contenuti digitali e delle intelligenze artificiali generative, chiunque si occupi di: comunicazione, content marketing, copy writing, libri di saggistica ecc… si rende presto conto che scrivere bene è un’abilità specialistica. 

Le buone idee hanno bisogno di competenza e conoscenze specifiche per essere tradotte in testi efficaci e diversificati per gli ambiti a cui appartengono. Bisogna saperle strutturare, argomentare, rendere leggibili e avvincenti per i diversi canali a cui sono destinate. 

Prendiamo ad esempio il mondo del cinema e della televisione. Qui la scrittura è per definizione collettiva. Una sceneggiatura firmata da un autore è quasi sempre il risultato di mesi di lavoro con story editor, script doctor, produttori. E per questo settore nessuno si sofferma a cercare risvolti etici negativi.

La visione per cui è fondamentale per un autore affermarsi prima di tutto come un manierista dello stile non è più adatta al nostro contesto culturale. La profondità e l’impatto della storia che viene raccontata sono i tratti che la rendono unica e memorabile e per raggiungere questo obiettivo affidarsi alla collaborazione con un ghost writer non intacca la qualità dell’idea originale. Un bravo ghost writer infatti non appiattisce la narrazione riportandola solo in “bella copia” ma coglie il tono e il carattere dell’autore per tradurlo in un testo scritto

Lavorando per mesi con l’autore, lo intervista, lo ascolta, studia il suo modo di parlare e di pensare, per poi restituire tutto questo in un testo che lo rappresenta pienamente. Le idee, le esperienze, i valori: tutto viene dall’autore. Il ghost writer si limita a trovare le parole giuste per dargli forma.

Questo è esattamente il tipo di collaborazione tra professionisti di valore: ognuno esperto nel proprio campo, si avvale del talento dell’altro per realizzare progetti unici e di qualità.

Il manierismo privato, quell’idea che la scrittura sia un atto intimo, quasi autobiografico, che perderebbe valore se condiviso con altri, sta lasciando spazio a una visione più aperta e funzionale. 

 

Come superare il pregiudizio: parliamo direttamente con la ghost writer

Le argomentazioni razionali che abbiamo presentato finora però fanno fatica a scalfire il pregiudizio che ogni persona si porta dentro. Per dissolverlo l’unica soluzione è l’esperienza diretta.

Molte delle resistenze che le persone hanno nei confronti del ghost writing nascono da idee imprecise su cosa sia e come si svolga questo tipo di collaborazione. Sfatiamo insieme alle nostre ghost writer i principali miti.

“Il ghost writer mi ruba l’idea”

Falso. Il ghost writer non è interessato a impossessarsi di una storia altrui. Le idee, le esperienze, i valori, i messaggi arrivano dal committente. Il processo di ghost writing inizia sempre con una fase approfondita di ascolto e raccolta: interviste, conversazioni, materiali forniti dall’autore. Questo scambio è tutelato da un accordo contrattuale proprio per tutelare al meglio autore e ghost writer.

“Il libro non sembrerà scritto da me”

Un bravo ghost writer adatta completamente il proprio stile a quello del committente. Prima di scrivere una sola parola, studia il modo in cui l’autore si esprime, i termini che usa, il ritmo delle sue frasi, il suo senso dell’umorismo, i temi che gli stanno a cuore. Il risultato finale non sembrerà scritto da un estraneo ma rappresenterà in pieno il suo autore.

“È una cosa che fanno solo i personaggi famosi”

Questi sono solo i casi di cui si sente parlare, proprio perché riguardano personaggi sotto i riflettori. Ma il ghost writing è accessibile a chiunque abbia qualcosa di significativo da comunicare: un imprenditore che vuole lasciare un’eredità professionale, un professionista che vuole costruire la propria autorevolezza, una persona che vuole raccontare la propria storia o lasciare un messaggio attraverso un romanzo. 

“Mi sentirò in imbarazzo ad ammettere che ho usato un ghost writer”

Questo è forse il pregiudizio più radicato. Chi sceglie di investire nella comunicazione professionale ha scelto di raccontarsi nel modo migliore. Questa è una dimostrazione di grande consapevolezza e di rispetto verso i propri lettori.

In ogni caso la collaborazione tra autore e ghost writer è riservata e ogni autore può decidere di mantenerla tale a propria discrezione.

Come si avvia una collaborazione con un ghost writer?

Il primo passo è una conversazione esplorativa in cui parlare del proprio progetto e sentire cosa ha da dirci il ghost writer al riguardo, e intanto capire se è la persona giusta per il nostro obiettivo. Si parla del progetto, delle aspettative, dei tempi, del budget. Si capisce se c’è affinità, la fiducia è fondamentale per intraprendere questa collaborazione, ne abbiamo parlato approfonditamente nell’articolo Il rapporto tra autore e ghost writer: Una collaborazione che va oltre il libro.

Essere parte del cambiamento

Il ghost writing non è un segreto inconfessabile né una scorciatoia per pigri. È una forma di collaborazione professionale matura, diffusa in tutto il mondo, che permette a chi ha qualcosa di importante da dire di dirlo nel modo migliore possibile.

Il pregiudizio che ancora circonda questa professione in Italia finisce per tenere in silenzio storie che meriterebbero di essere raccontate e idee che meriterebbero di essere condivise.

Se hai un progetto editoriale nel cassetto: un libro, un saggio, un’autobiografia, una guida professionale e senti che le parole non vengono come vorresti, o che il tempo non è mai abbastanza, o che la struttura ti sfugge di mano, parlare con un ghost writer potrebbe sbloccare il tuo progetto e permetterti finalmente di realizzarlo.

ProgettoLibro è un’agenzia di scrittura professionale specializzata in ghost writing, revisione di testi e pubblicazione.

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