Capire quando fermarsi a pensare e quando affidarsi al professionista editoriale che abbiamo scelto per portare avanti il nostro progetto editoriale, per evitare cambiamenti in corso d’opera nella realizzazione del nostro libro
Il pericolo maggiore di un progetto editoriale
Negli anni la nostra agenzia ha curato centinaia di progetti editoriali: scrittura di manoscritti, revisione testi, contenuti grafici, book design, realizzazione di copertine e altre infinite combinazioni di libri e testi. Ma ancora oggi uno dei problemi maggiori, che rischia di compromettere seriamente la qualità di un progetto editoriale, sono i cambiamenti in corso d’opera.
Siamo profondamente soddisfatte del nostro lavoro e mettiamo tutta la nostra creatività e professionalità in ogni progetto editoriale, ma sarebbe inverosimile dichiarare che abbiamo amato ognuno di questi progetti. La distanza non si crea quando il progetto non appartiene a un genere privilegiato o quando ci sono vincoli o difficoltà, ma quando il percorso realizzativo presenta ostacoli previsti, dichiarati e intenzionalmente creati dall’insicurezza (o dall’eccessiva sicurezza) degli autori.
Con questa affermazione non vogliamo puntare il dito e generalizzare sulla categoria, sarebbe impossibile anche volendo vista la pluralità di generi, esperienze e inclinazioni. Ma la nostra vuole essere un’ulteriore testimonianza di difficoltà, facilmente evitabili, se si dà fiducia al professionista con cui si è scelto di collaborare.
Ma cosa intendiamo con ostacoli? Tutti i cambiamenti in corso d’opera, i ripensamenti, i cambi di direzione, l’eliminazione di parti fondamentali e l’aggiunta di elementi superflui che vengono fatti senza riflessione e in maniera caotica durante la realizzazione del progetto editoriale.
Non è vero che “le idee che vengono facendo”
Il mito dell’artista (anche scrittore) che davanti al foglio bianco sfoga senza misura un’onda creativa da plasmare e riorganizzare in un secondo momento è, ci dispiace disilludervi, senza fondamento. Schemi, bozze, mappe, appunti e pianificazione sono la base solida su cui si costruisce un progetto di scrittura e di pubblicazione. La pianificazione serve ad incanalare idee e creatività in un progetto strutturato e di qualità. Diversamente il risultato sarebbe caotico e incomprensibile e addirittura difficile da recuperare. Rimaneggiare un progetto nato e cresciuto nella confusione si rivela estremamente faticoso e il risultato potrebbe non raggiungere mai un livello di qualità alto, proprio perché alla base la progettazione non era stata strutturata e pensata adeguatamente.
Questa metodologia può sembrare rigida ma proprio grazie a questa rigidità diventa possibile modificare, tagliare, aggiungere e rimodellare in corso d’opera ciò che non funziona. Individuare ciò che non va (o che semplicemente non ci piace) sarà notevolmente più facile e lo spazio per creatività e intuizioni avrà ampio modo di esprimersi. Sarà anche più immediato riconoscere i veri “lampi di genio” da capricci e voglie momentanee che danneggerebbero la qualità del progetto.
Diversamente ogni cambio di direzione, ogni novità e modifica destabilizzano l’intero progetto e rischiano di distruggerne l’identità e la qualità.
Cosa succede quando si cambia idea in corso d’opera
Il tono drammatico con cui enfatizziamo i rischi di una cattiva progettazione non ci serve solo a spaventarvi (che è un po’ il nostro intento), ma anche a dare la giusta rilevanza a questo aspetto fondamentale nella realizzazione di un progetto editoriale e ai rischi dei cambiamenti in corso d’opera. Una progettazione accurata porta ordine e chiarezza ma oltre a questo anticipa dubbi e scelte in modo da garantire fluidità per ogni fase progettuale e lasciare giusto tempo e spazio per eventuali ostacoli e problemi.
Ma per permetterci di farvi comprendere questo punto di vista un esempio reale è un valido supporto.
Marco desiderava scrivere e pubblicare un libro di “auto aiuto” partendo dalle incredibili esperienze personali che avevano caratterizzato la sua vita, aveva moltissimi spunti per aiutare le persone a riflettere sulla propria esistenza dandogli suggerimenti per aumentare consapevolezza, capacità di scelta e felicità.
Inizialmente l’entusiasmo per il nuovo progetto l’aveva penalizzato portandolo a scrivere numerose pagine di pensieri sconnessi tra di loro. Al primo confronto con noi aveva solo un’idea chiara: non voleva scrivere un’autobiografia. Raccontare la sua storia personale lo metteva a disagio e inoltre aveva paura che le persone si limitassero agli aspetti pratici della sua vita senza cogliere realmente le sue riflessioni, condizionati da quest’ultima.
Impazienza e testardaggine l’avevano portato, nonostante i nostri suggerimenti, a scrivere capitoli e pagine maggiormente strutturati ma sempre meno chiari, con il risultato di un manoscritto confusionario, difficile da capire e con poco senso. Non si era dato il tempo di porsi (e rispondere a) molte domande. A chi è rivolto il libro? Che messaggio voglio trasmettere? Cosa non voglio che i lettori pensino di queste pagine?
Così, per diversi mesi, un tira e molla di capitoli cancellati e riscritti, orrori prodotti con l’intelligenza artificiali (frasi fatte prive di vero significato che appesantivano la lettura), revisioni e qualche discussione hanno caratterizzato il suo e il nostro lavoro creando: confusione, frustrazione, perdita di tempo, di energie e di fiducia.
L’unica soluzione? Ricominciare da capo. Abbiamo finalmente messo a fuoco chi era il lettore, cosa voleva ottenere Marco dal suo libro, fissato i pilastri della narrazione e definito alcuni compromessi (come la necessità di raccontarsi, per creare un legame con il lettore) e da qui il lavoro è ricominciato, proseguito e finito con ottimi risultati, di cui onestamente avevamo dubitato più di una volta.
L’esempio di Marco riguarda strettamente il processo di scrittura ma il suo caso è applicabile ad ogni fase di un progetto editoriale: scrittura, revisione, impostazione grafica, scelta della copertina, pianificazione promozionale.
Nel suo caso il risultato è stato raggiunto, ma spesso le conseguenze della disorganizzazione e del non ascolto dei professionisti con cui si collabora portano a risultati scadenti se non addirittura all’abbandono definitivo del progetto.
Un approccio organizzato per procedere con sicurezza
Tutte queste considerazioni sono state approfondite e analizzate in anni di lavoro, grazie alla realizzazione non solo del manoscritto di Marco, ma di centinaia di progetti editoriali. Affermiamo sempre che ogni progetto editoriale è unico e strutturiamo la collaborazione con gli autori personalizzandolo in ogni dettaglio. Ma il metodo che contraddistingue la redazione di ProgettoLibro è l’approccio graduale e dettagliato. Preferiamo prenderci più tempo nella fase iniziale del lavoro per chiarire tutti i punti fondamentali per strutturare una realizzazione solida e chiara e cerchiamo di trasmettere questo metodo ad ogni autore con cui collaboriamo. Questo passaggio è anche fondamentale per instaurare un rapporto di complicità e fiducia tra professionista e autore in modo da capirsi e conoscersi al meglio quando si presenteranno eventuali intoppi.
Il confronto non è un conflitto
Sembra tutto molto facile raccontato in questo modo ma nel momento in cui professionista e autore collaborano possono emergere diverse problematiche. Abbiamo parlato approfonditamente del rapporto di fiducia che deve instaurarsi tra il ghost writer e l’autore nell’articolo “Il rapporto tra autore e ghostwriter: una collaborazione che va oltre il libro”. E possiamo affermare che la stessa necessità si presenta in ogni tipo di progetto. Si potrebbe pensare che non abbia senso dover specificare questo aspetto, dopotutto se ci si affida a un professionista, pagandolo, perché non si dovrebbe sfruttare a pieno la sua competenza?
In realtà durante la realizzazione di un progetto, soprattutto se creativo e che tocca la sfera personale (come nel caso di tutto ciò che riguarda la scrittura e la pubblicazione di un libro) risulta difficilissimo affidarsi a supporto di un professionista, pur avendo fatto questa scelta consapevolmente. Cambiare idea, ricevere indicazioni e consigli, ancor di più ricevere critiche pone l’autore in una posizione difensiva, seppur ingiustificata, che lo porta a irrigidirsi sulle proprie idee e aspettative.
Purtroppo a questo punto è la redazione ad apparire rigida, infatti non è nostro compito accondiscendere a ogni idea, aspettativa e sogno dell’autore, ma anzi dobbiamo indirizzare questa energia e queste idee in risultati concreti, verosimili e adatti all’obiettivo del progetto editoriale. Diventa quindi necessario essere trasparenti, sia da parte dei professionisti che degli autori e sfruttare i confronti senza perdere di vista l’obiettivo finale e rinnovando la fiducia ad ogni fase del progetto.
Fidarsi del processo
La fase di progettazione è il momento giusto per portare dubbi, ripensamenti, nuove idee. Questa fase esiste proprio per questo. La fiducia diventa un punto chiave del processo creativo: fiducia nel progetto che avete condiviso, fiducia nelle persone che lo stanno realizzando, fiducia nelle modalità che avete scelto insieme.
Questa fiducia si muove su due piani, il primo quello razionale dove è sempre importante tenere a mente che ci si affida a un esperto per raggiungere un obiettivo, che il professionista con cui stiamo lavorando ha a cuore quanto noi il risultato che vogliamo ottenere e che il suo distacco emotivo e la sua professionalità sono punti di forza al servizio dell’autore. Un altro piano, più difficile da spiegare, è quello emotivo. È fondamentale entrare in sintonia con la persona con cui stiamo lavorando: che il suo curriculum sia ineccepibile, che abbia lavorato a progetti importanti o che sia un editor famoso e rinomato serve a poco se questa persona, semplicemente, non ci piace.
Come fare allora? Informatevi, chiedete, confrontatevi e lasciate una piccolissima parte della decisione all’istinto.
