A cosa servono le descrizioni?

Gli elementi descritti, sia che riguardino i personaggi, sia che riguardino l’ambiente, devono creare una narrazione: devono essere funzionali al racconto.

Se sono solo degli elementi visivi, non serviranno a nulla, se non a distrarre e annoiare il lettore.

Per essere funzionale alla storia, un elemento non deve essere solo una spiegazione di quello che c’è, ma deve mandare avanti la storia stessa. Negli oggetti o negli elementi che riguardano i personaggi, l’autore deve cercare un senso: questo è l’unico modo per evitare la piattezza descrittiva.

Mi spiego meglio: un personaggio deve essere descritto da un preciso punto di vista, che sarà scelto dal narratore.

Esempio: il narratore sceglie un punto di vista esterno, il suo (di narratore).

Punta lo zoom sulla stanza in cui vive il personaggio e ci dice che lì, vicino alla sua poltrona, ci sono tanti libri: il lettore si farà un’idea del personaggio, di ciò che gli piace fare, del suo modo di vedere il mondo attraverso questo dettaglio descrittivo, che consegna al lettore l’immagine di un personaggio amante della lettura, quindi colto.

Altro esempio: il narratore sceglie un punto di vista interno alla storia, quello della moglie del protagonista, la quale descrive la stanza in cui passa il tempo il marito: è piena di libri, sa di chiuso, c’è poca luce. L’idea che il lettore si fa del marito è quella di un uomo noioso, più che colto.

In entrambi i casi, il narratore ha scelto un punto di vista ben preciso per descrivere qualcosa di fondamentale per la storia, evitando la piattezza descrittiva, l’elenco noioso e inutilmente didascalico.