Scrivere la propria autobiografia è un’esperienza interessante. Ci sono vari aspetti da affrontare perché questa attività risulti gradevole – se si trasformasse in uno sforzo disumano, vorrai abbandonarla prima dell’inizio del secondo capitolo – e perché raggiunga il suo obiettivo, ovvero che il lettore vi si immerga contento di farlo.

Come si scrive un’autobiografia?

Come abbiamo più volte sottolineato, prima di cominciare a scrivere, dobbiamo investire un po’ di tempo nella progettazione del nostro libro.
È facile cadere nel tranello di considerare la stesura di un’autobiografia un compito tutto sommato semplice. Dopo tutto, non dobbiamo inventarci nulla: i fatti sono realmente accaduti, noi siamo stati i protagonisti di ciò che accaduto, per cui sarà sufficiente andare indietro con la memoria e trascrivere i nostri ricordi.
Sbagliato! Chi scrive la propria storia deve renderla:

  • accattivante
  • interessante
  • unica 
  • irripetibile 

agli occhi del lettore.
Anche la vita più incredibile e avventurosa, se raccontata male, risulterà indigesta a chi legge.

Un esempio di autobiografia ben riuscita?

Noi di ProgettoLibro, in collaborazione con Edizioni Terra marique, abbiamo curato la pubblicazione di “La ricerca delle tre chiavi” di Andrea Parenti, che racconta la sua vicenda nel mondo del calcio.
Appassionato di sport fin da piccolo, dopo aver giocato da dilettante in numerose società di provincia, Andrea capisce che il suo posto è la panchina, a insegnare proprio quel calcio che lui fa fatica a giocare.
Dagli esordi alla guida della San Francesco di Sassuolo, tramite un lungo processo di crescita, allenerà tra le altre Modena, Reggiana e Carpi, fino al ritorno nella sua Modena.
Oggi è allenatore UEFA B, responsabile Summercamp della Pro Vercelli e vice presidente dell’AIAC di Modena.

Tutto ciò Andrea lo racconta con grande spontaneità e immediatezza. Il lettore ha l’impressione non solo di trovarsi a bordo campo a vivere le gioie e i dolori del campionato, ma anche dietro le quinte di società che lottano per i loro obiettivi stagionali. 

Partendo dalle categorie più basse fino ad arrivare al professionismo, l’autore ripercorre le sue personali tappe alla ricerca delle “tre chiavi”, indispensabili per esercitare al meglio il mestiere di allenatore.
La metafora che usa Andrea fin dalle prime battute della sua autobiografia è molto semplice e incisiva: un allenatore che non trova le chiavi non può aprire le porte dei cuori dei suoi ragazzi.

Ecco qualche dritta da tenere in seria considerazione quando si progetta un’autobiografia

  • Bisogna avere ben chiaro di cosa vogliamo parlare e del perché vogliamo parlare proprio di quell’argomento.
  • Bisogna anche stabilire di cosa non vogliamo parlare: non tutti i fatti che abbiamo vissuto sono abbastanza interessanti da essere inclusi in un libro. Altri episodi possono risultare scomodi, mettere a disagio qualcuno, infastidire qualcun altro. Ragioniamo con calma su tutti questi aspetti, finché siamo in tempo per farlo.
  • Si può cominciare preparando un indice da tenere sempre sottomano, in modo da sapere quali punti andare a sviluppare.

Ed ecco altri consigli da mettere in pratica durante la scrittura vera e propria

  • L’autobiografia va scritta in prima persona, in forma più o meno romanzata. Della nostra esperienza di vita siamo liberi di raccontare ciò che vogliamo, anche perché non dobbiamo rendere conto a nessuno, se non a noi stessi, di ciò che scriviamo.
  • Evitare la confusione o l’accavallamento di argomenti.
  • Evitare di non arrivare mai al dunque.
  • Esporre con chiarezza i vari avvenimenti.
  • Sviscerare ciascun argomento lasciandosi andare. La revisione, con eventuali limature, la faremo in un secondo momento.

E poi?

Una volta conclusa la prima stesura, il manoscritto va editato. Cosa significa?

  • Bisogna rileggere tutto il testo.
  • È necessario soffermarsi sui contenuti.
  • È fondamentale accertarsi di: chiarezza espositiva, scelte linguistiche corrette, linguaggio, stile, tono narrativo.

Finita la prima rilettura, ne possono seguire altre, sempre con spirito critico e il più distaccato possibile, come se stessimo leggendo il manoscritto di un’altra persona.

Gli interventi che, arrivati a questo punto, vanno fatti sul testo sono:

  • Correzione bozze, per correggere gi errori grammaticali e sintattici.
  • Scelta del titolo.
  • Inserimento delle foto per completare il percorso autobiografico.

Ricordati che esistono varie forme di autobiografia:

  • Diario: è la forma più intima, contenente i nostri segreti e le nostre emozioni.
  • Lettere: scritti di tipo memoriale.
  • Racconti e romanzi: possono contenere fatti realmente accaduti ed esprimere meglio di qualsiasi cronaca o semplice spiegazione ciò che abbiamo vissuto.

Attenzione: prima di pubblicare l’autobiografia, bisognerebbe chiedere alle persone citate nel libro se ci danno la loro approvazione sul libro finito.

Scrivere di sé non è semplice: oltre alle doti narrative bisogna avere una gran dose di coraggio, perché si va ad affrontare un percorso intimo e a volte doloroso. Servono lucidità, concentrazione, la capacità di rendere gli episodi della propria vita fruibili agli altri, a partire dalla giusta intonazione e dal corretto valore soggettivo, che diventerà poi quasi oggettivo. 

Scrivere di sé può anche essere un’occupazione liberatoria ed estremamente piacevole: se saremo riusciti a scrivere la nostra autobiografia, significa che ci siamo liberati da inibizioni e paure, come ad esempio la paura del giudizio altrui.

Suggerimento personale: quando ci si racconta, mai prendersi troppo sul serio! Ti consiglio di fare un buon uso dell’autoironia, che è uno strumento fantastico per raccontarsi anche attraverso i propri difetti.

Se hai voglia di scrivere la tua biografia ma non sai da che parte cominciare, noi di ProgettoLibro, quasi certamente, siamo le persone giuste per te.

Contattaci: info@progettolibro.it o 338/2738333. Al resto penseremo noi.